Note publique d'information : Un “fantasma” sembra aggirarsi nella letteratura francese a partire dagli anni Cinquanta
del Novecento e pare destinato a rimanere tale per mezzo secolo, con una latente e,
poi, dagli anni Ottanta, con una più riconoscibile capacità di produrre nuove forme
o nuovi contesti letterari. Il “fantasma dei sentimenti” da tempo attraversa inquieto
le pagine della narrativa, finzionale o autofinzionale, di Francia. Alcuni potrebbero,
d’altronde, ipotizzare che questo “spettro” sia stato una presenza attiva, un fermento
vitale, seppure dapprima minoritario, sotterraneo e sommesso (ma, forse, neppure troppo
clandestino), anche nel periodo più ostile all’espressione in letteratura dei sentimenti.
L’inversione di tendenza, nel romanzo francese di questo primo decennio del XXI secolo,
appare sempre più netta e riconoscibile e finanche, talvolta, egemonica, se non eccessiva,
come spesso succede, quando l’albero è stato troppo piegato, in precedenza, con corde
cerebrali e funi ideologiche, nella direzione opposta a quella genetica e costitutiva
della scrittura. Quando, come e perché è iniziata questa “riapparizione” dei sentimenti
nel romanzo? In quali esperienze significative di scrittura si è espressa e quali
sono le varianti narrative che si sono imposte? Quali sono i rischi che il romanzo
francese contemporaneo corre quando la ricerca e l’espressione dei sentimenti si fa,
come accade oggi, in maniera tumultuosa e incontrollata, con una forte esigenza di
originalità che ne temperi i rischi insiti nel sentimentalismo? È possibile una letteratura
dell’equilibrio, una letteratura che possa vivere senza l’eccesso, una letteratura
senza esasperazione, o per dirla diversamente uno spazio letterario liberato da questa
eredità e, dunque, propositivo? Perché il sentimento, anche quello più esacerbato,
resta anche un punto di equilibrio tra la leggerezza dell’emozione e la gravità della
passione, che porta pure lo stesso nome